Motivazione? No grazie, anzi sì dai!

Motivazione? No grazie, anzi sì dai!

In questi mesi, il mio viaggio dentro la #15JobsChallenge (che sta per concludersi) mi ha portata spesso dentro un aspetto importante della mia vita: la motivazione.

L’ho visitata e esplorata tante volte e ogni volta ho notato cose diverse di lei.

All’inizio del viaggio la mia motivazione era solida, forte e altissima, come una montagna con pendii ripidi: questa pendenza rendeva facile e veloce qualsiasi discesa.

Sono partita forte, felice e pensavo che non mi sarei mai fermata.

A un certo punto, però, il pendio si è improvvisamente trasformato in pianura. Quella motivazione, quello slancio si è esaurito.

I lavori non erano finiti, la strada era ancora lunga, non era proprio il momento di mollare… eppure mi sentivo appesantita, rigida, immobile.

Le mie intenzioni non erano cambiate, il desiderio di completare i 15 lavori c’era ma era come se le gambe non volessero muoversi.

Sapevo che la risposta stava di nuovo dentro la motivazione. Sono tornata da lei, l’ho cercata, strapazzata, rianimata fino a che mi ha restituito qualche slancio. E qui ho scoperto un lato nuovo di lei.

La sensazione era esattamente quella che dà la supervelocità nei videogiochi: dura pochi secondi, ti fa andare fortissimo ma quando finisce ti sembra di andare al rallentatore. E dopo quel boost momentaneo, lo sforzo di continuare sembrava anche più faticoso di prima.

Ho viaggiato a queste 2 velocità per un po’, forte-piano, forte-piano, forte-piano e ogni volta era una delusione maggiore.

Mi sentivo scarsissima: perchè io non riesco a rimanere motivata?

Cosa devo cambiare in me?

Cos’ho che non funziona?

Dove perdo lo slancio?

Osservandomi bene mi sono accorta che avevo tutti i sintomi di una addiction nei confronti della motivazione: quando l’avevo, andavo forte e mi sentivo leggera e invincibile. Quando finiva, mi sentivo a terra, pesante e senza un futuro.

Esserne dipendente mi rendeva la vita difficile e triste. Quel continuo su e giù mi stava esaurendo.

E improvvisamente non l’ho più voluta.

Come si fa quando un’amica ci tradisce, semplicemente si allontanano tutte le amiche.

<<Basta, non voglio più vederla la motivazione!!>>

Ne farò a meno, dicevo, in fondo a me basta il rigore e la responsabilità.

E così ho fatto. Ma, nel prendere le distanze, ho iniziato a vederne ancora nuovi aspetti.

Mi sono accorta che senza motivazione le cose andavano avanti sì,ma la mia parte emotiva era un po’ trascurata, sembrava tutto grigio e senza senso e senza gioia dalla prospettiva dell’obbligo, della pura disciplina.

Insomma, dovevo saperne di più: ho studiato tanto l’argomento e ho scoperto un sacco di cose sulla motivazione. Ho imparato che:

  • è legata alle aspettative/previsioni di risultati positivi
  • è connessa con l’attesa di una ricompensa che sia proporzionata allo sforzo
  • è intrecciata alla soddisfazione dei nostri bisogni personali
  • nasce da dentro, dall’idea di auto-efficacia che si ha di se stessi
  • arriva (e cresce) quando ci è immersi in un compito che offre la giusta quantità di sfida e competenza
  • si mantiene viva se si continua a procedere a piccoli passi nella direzione di una propria crescita più ampia.

Ho capito che posso generarla, ogni giorno.

Che rende più colorato e piacevole ogni sforzo.

Che può fare da slancio iniziale (come la parete su cui, nuotando, ci si dà la spinta all’inizio di ogni vasca) ma non è un salvagente a cui aggrapparsi ogni volta che ci si sente stanchi, lì è la disciplina che conta.

Insomma, ho capito che si vive anche senza la motivazione, ma è più bello se c’è.

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