I, II e III livello

I, II e III livello

Fino a poco tempo fa, avevo la sensazione che la mia vita fosse su una barca (I), in pieno mare mosso, tutto un su e giù di emozioni, in balia delle situazioni, con tutte le difficoltà e le gioie di riuscire e non riuscire a governare la barca o arrivare a destinazione.

 Ho sempre preso le mie emozioni e i miei pensieri come realtà, sentivo forte il ruolo che onde e venti imprimevano alla direzione della mia vita, qualche volta mi spettinavano e basta, qualche volta mi scuotevano, altre volte mi facevano capovolgere e le sentivo, semplicemente, fuori dal mio controllo.

 

Con il tempo, con la #15JobsChallenge, con la maturità, iniziato a sviluppare una maggiore consapevolezza.

Mi sono accorta di un’altra dimensione, di quella sott’acqua (II). Man mano mi sono accorta che la superficie non è tutto. Che nella dimensione sott’acqua non ci sono onde e venti e lì le mie emozioni si possono gestire e si può imparare a prendere decisioni più consapevoli.

Mi sono resa conto che, sì le circostanze esterne ancora mi scuotano, ma io posso influenzare il mio percorso con le mie scelte, con la mia determinazione, con il mio impegno.

Ho iniziato a nuotare in modo diverso da prima, a farmi meno sballottare dalle onde e dal su e giù, prestando più attenzione alla direzione, alla velocità, a mantenermi in movimento.

Ma nelle ultime settimane ho avuto un’intuizione che, di nuovo, ha profondamente cambiato il mio modo di vedere il mio percorso nella vita. Dopo aver raggiunto il livello di consapevolezza e controllo che credevo fosse il più alto, ho fatto un’incredibile scoperta: c’è un altro strato, una dimensione ancora più profonda da esplorare (III).

Quella della mia identità che non nuota, lei cammina, come un palombaro.

È sul fondo del mare, non sente onde, venti, correnti. Non ha fretta, non ha bisogno di arrivare, è pesante e ben ancorata a terra.

Cammina nonostante il forte attrito, ha un passo lento e costante e difficilmente cambia direzione. 

Muove poca sabbia, vede tutto con chiarezza tanto che, guardando verso l’alto, riesce a distinguere entrambe le dimensioni: la me sopraffatta dalle onde e la me che nuota e si affanna.

La mia versione “palombaro” mi ha insegnato una cosa importante.

Che è lei che guida la mia vita in verità, è lei la mia identità, il mio sé più profondo, chi sono interiormente.

Perché quel palombaro non cambia perché lo dico io, perché lo voglio io, perché lo metto di fronte a sfide e difficoltà. Non modifica la sua direzione per seguire i desideri della me sulla barca o della me che nuota sott’acqua.

Se cambia, lo fa gradualmente e lentissimamente e non c’è molto che io possa fare per accelerare le cose, per scappare da ciò che sono. E il trucco è accettarlo.

 

Ho imparato è che il vero controllo inizia dalla comprensione e dall’accettazione di chi siamo e di chi non siamo.

Sono diversa da come vorrei. E da qui non posso scappare.

Ma invece che lottare continuamente per cambiare, posso iniziare a farmi trascinare dal palombaro e godermi il mare.

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