Il Professor Fallimento

Il Professor Fallimento

Il mio rapporto con il fallimento è sempre stato come il mio rapporto con l’esame di Statistica 2 all’università: non era obbligatorio, e poi si sapeva che avrebbe fatto male, anzi, malissimo.

Quindi, semplicemente, gli sono stata lontana. Sempre. O almeno finora, perché con la #15JobsChallenge, purtroppo o per fortuna, non ho più avuto scuse e al Fallimento mi sono dovuta avvicinare.

Sono entrata nell’aula d’esame zitta zitta sperando non mi vedesse.

Ma ad un certo punto è stato il mio turno. Mi ha messa in difficoltà e, come mi aspettavo, mi ha bocciata.

Così la prima volta. Poi anche la seconda. Poi anche la terza.

Lo odiavo. Il professore più bastardo che io abbia mai incontrato. Domande difficili, trabocchetti, argomenti mai sentiti…

Qualche volta mi sembrava di rispondere giusto, ma non bastava. Stava zitto un po’ e poi ricominciava e alla fine, di nuovo, a casa. Bocciata.

 

Il fatto è che se non passi l’esame, se non dai la risposta giusta, il fallimento torna.

 

Non capivo come mai così tante persone dicessero: “Dai fallimenti ho imparato più che dai successi”.

Non capivo cosa mai il Professor Fallimento potesse insegnare come si raggiunge un obiettivo.

 

Solo ora, anzi proprio questo weekend, ho capito che il Professor Fallimento e il Professor Successo insegnano proprio 2 materie diverse.

Il Successo insegna come si deve pianificare, come si deve reagire, dove si deve tenere duro e quando è meglio cambiare velocità per realizzare un risultato.

Il Fallimento non insegna niente che abbia a che vedere con il risultato, né con la pianificazione, né con nessun elemento esterno.

 

Il Professor Fallimento insegna a guardarsi bene in faccia, senza mentirsi.

Insegna che semplicemente non siamo quello che ci aspettavamo di essere.

Che non abbiamo le competenze che pensavamo di avere.

Che l’obiettivo non era troppo sopra di noi.

Che c’è ancora della strada per allineare la nostra identità all’identità che vorremmo.

 

L’esame funziona più o meno così. Il Professor Fallimento ti chiama, ti dice di metterti nudo e di guardarti con attenzione nel suo specchio. L’esame è dire cosa vedi che non ha funzionato.

Nudo significa che non sono ammessi elementi esterni; non vale dire che è colpa degli altri, che la causa è il mercato, il contesto, i competitor.. e non vale neanche dire che non potevi farci niente.

Nudo significa che la risposta deve riguardare te.

E non qualcosa che hai fatto o non fatto.O che avresti dovuto dire o pianificare o pensare. La risposta deve essere qualcosa di ciò che sei.

 

Perché il fallimento è come uno specchio che ci mostra la nostra vera identità, al di là delle immagini ideali che portiamo con noi.

Ci costringe a fare i conti con ciò che siamo, con ciò che abbiamo e con ciò che desideriamo e toglie dal campo tutto il resto.

 

È una sentenza dura. Asciutta. Dolorosa. Fredda. Tagliente.

Ma non è definitiva.

Accettarla è difficile. Ma è una rivelazione.

Perché la verità è che l’immagine può cambiare, sempre che cambino gli elementi.

 

Perché alla fine ci sono 2 opzioni:

–       o scovi quell’aspetto della tua identità che ti ha fatto fallire, o lo trascini fuori dalla sua tana, lo metti bene sotto la luce e decidi come va cambiato e entro quando,

–       o semplicemente lui resta lì, nascosto e rintanato, e ti farà fallire ancora e ancora.

 

Ora posso dirlo anche io, ho imparato un sacco di cose dai miei ultimi fallimenti.

Ho scoperto che sono diversa da come vorrei.

Che ci sono degli aspetti su cui inciampo continuamente. Che faccio fatica a cambiarli. Ma che non è finita, posso riprovarci ancora, e ancora. Posso riprovarci sempre, tanto, alla peggio, fallirò di nuovo.

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