Vorrei essere lei

Alessandra Brusegan #15JobsChallenge

A me capita spesso. Mi capita, per esempio, quando leggo un post particolarmente brillante o un articolo che condivido in pieno oppure quando leggo libri che raccontano storie di persone straordinarie. Mi capita questo: mi ritrovo un po’ amareggiata, quasi delusa, stizzita. E penso, wow, avrei voluto scriverlo io. Avrei voluto farlo io. Avrei voluto essere io al suo posto.

Sembra da pazzi, ma è così: quello che ho letto/visto passa in secondo piano, la mia attenzione si sposta su di me e inizio a rimproverarmi per il fatto di non essere così brillante, di non essere io l’ideatrice di quel pezzo, l’autrice di quell’opinione. 

L’ultima volta è stata durante queste vacanze: ho letto questo libro che racconta un’impresa fantastica: una sfida portata a termine da una donna geniale, moderna, innovativa, una vera e propria pioniera della comunicazione. Lei si chiamava Annie Cohen Kopchovsky e nel 1894 è partita per un viaggio intorno al mondo in bicicletta. 

La sua era una scommessa: voleva dimostrare che non ci sono attività che le donne non riescono a fare. E la verità è che ha fatto molto di più: non solo ha completato la missione arrivando in anticipo rispetto alla data fissata, ma ha trasformato questa cosa in un’opera d’arte: ha saputo trovarsi delle sponsorizzazioni, i suoi erano i pezzi più letti dei giornali, aveva fan in tutto il mondo…  Insomma, ad ogni passaggio del libro ero invidiosa, avrei voluto essere io quella donna.

Avrei voluto essere lei. Avrei voluto che quelle righe parlassero di me, avrei voluto sentire quelle parole abbinate al mio nome.

Sembra un capriccio, una cosa passeggera… ma la verità è che è una sensazione reale, è un’emozione negativa molto appiccicosa e persistente. Me ne sono accorta solo oggi e non mi vergogno a raccontarla perché so che quella sensazione, quell’emozione triste non sono io, è solo un mio pensiero, abitudinario forse, incontrollabile e doloroso e anche un po’ masochista. 

É la mia me-protagonista a parlare, quella che sogna imprese memorabili e mi rimprovera di non essere mai abbastanza. Quella che vorrebbe il Nobel per ogni mia buona idea e che sotto sotto ha paura di non valere niente.

⇐⇐⇐LEGGI ARTICOLO PRECEDENTE ⇐⇐⇐

➜➜➜LEGGI ARTICOLO SUCCESSIVO ➜➜➜

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *