A GIG please!

Alessandra Brusegan #15JobsChallenge

Nella mia #15JobsChallenge ho svolto 4 lavori in 5 mesi, 4 lavori completamente nuovi per me! Sembra strano… ma non è stato per niente difficile trovarli, anzi!

Ho riscontrato una grande apertura da parte delle aziende e degli imprenditori che di fronte alla mia personalità e la mia serietà hanno superato ogni reticenza riguardo la mia mancanza di esperienza nei compiti per cui mi proponevo.

Poi, la verità è che le imprese adorano questo approccio gig, per loro significa dare un incarico preciso, per un termine definito ad una persona brillante e affidabile.

Gig in inglese significa ingaggio e deriva proprio dall’idea di ingaggio di una band, anche solo per una serata. Negli ultimi 15 anni sono nati migliaia di nuovi lavori e, moltissimi, si svolgono in forma di gig, cioè di incarichi temporanei. Ci sono ricerche che studiano questo fenomeno e lo definiscono gig economy.

La gig economy, secondo me, è una fetta speciale del mercato del lavoro, quella si allontana sempre di più dall’idea di tempo indeterminato correndo, alla velocità della luce, verso un nuovo tipo di fedeltà e devozione, quella verso sè stessi

È l’incarnazione di un mindset che abbina libertà, engagement, accountability e il valore più importante di tutti, il self-appraisal.

Ed è fatta a strati questa gig economy: la parte più esposta e più ampia è quella a minore professionalità, quella dei lavoretti (Uber e Deliveroo sono i primissimi nomi abbinati alla gig economy), ma al crescere della professionalità e dell’unicità della propria figura, si apre un mondo di incarichi, ruoli, progetti e missioni che sta definendo nuove forme di <<collaborazione>> tra le aziende e i migliori professionisti di ogni ambito.

È vero, quella gig è una mentalità tipica da freelance, ma la verità è che anche i dipendenti più in gamba iniziano ad incarnare sempre di più questo atteggiamento. Secondo Paul Estes (autore di “Gig Mindset”):

Gli individui che, in particolare, appartengono alle Gen X, Y e i Millennials sanno bene che dovranno reinventarsi più volte nel corso di una carriera e, per questo, sono sempre più attratti da impeghi interessanti e all’avanguardia e da organizzazioni che permettano loro di mantenersi aggiornati e di crearsi nuove opportunità e competenze.

Per questa ragione, il #gigmindset non ha nulla a che vedere con la forma contrattuale: chi ha una mentalità veramente gig

–       mette al centro la sua competenza e sfrutta ogni occasione per imparare e crescere

–       intreccia relazioni ad ogni livello e le rafforza con il tempo

–       cura la propria reputazione e il proprio personal branding indipendentemente dall’azienda per cui lavora

–       e ama le forme di collaborazione fluide e trasversali che siano fondate sull’obiettivo di realizzare un progetto e non su una mera gerarchia funzionale. 

Ecco, io sono una gigmindsetter.

Chi altri, oltre a me, sente di appartenere a questa categoria?

⇐⇐⇐LEGGI ARTICOLO PRECEDENTE ⇐⇐⇐

➜➜➜LEGGI ARTICOLO SUCCESSIVO ➜➜➜

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *