A caccia di risposte

Alessandra Brusegan #15JobsChallenge

Le domande sono le mie migliori amiche.

Io le uso proprio sempre, in modo automatico, senza sforzo. Il mindset delle domande mi viene proprio naturale: piuttosto che “dire”, preferisco “chiedere”.

Da una parte è una debolezza, è vero: è una tendenza a mettermi nella posizione di chi non sa e ha bisogno di aiuto per capire, di chi piuttosto che sbagliare preferisce chiedere o di chi ha paura di esporsi e si accerta di quali siano le condizioni di partenza.

Ma è anche uno dei più potenti mezzi che ho: mi accorgo che sono come delle porte, anzi dei portali magici di accesso a nuove stanze e a nuove dimensioni. E anche in questa #15JobsChallenge sono le domande a guidarmi.

Nella mia vita ho fatto e faccio migliaia e migliaia di domande, a chiunque! Ne faccio tantissime ai miei bambini, a mio marito, ne faccio ai clienti, agli amici, a chiunque incontro in un negozio, in treno, al bar…  E, meraviglia!! Alle mie domande le persone rispondono (quasi sempre) svelandomi qualcosa che non si vede tanto che, qualche volta, io stessa mi stupisco delle risposte che ricevo!! 

Ma la persona a cui, in assoluto, amo di più fare domande sono IO.

Adoro interrogarmi e incastrarmi, mettermi all’angolo con le mie stesse mani. Adoro scoprire spazi che non vedevo o accendere la luce su temi che, istintivamente, preferirei non scoprire.

Mi chiedo moltissime cose e mi obbligo a risposte complete, argomentate, convincenti e vere! Un allarme interno mi avverte ogni volta che mi dò una risposta “da brochure”, di quelle finte, di facciata, che si sente che sono costruite. Su quelle insisto fino allo sfinimento, voglio la verità. Amo quando, domanda dopo domanda, arrivo a un punto in cui i miei occhi iniziano a lacrimare… perché significa che ho toccato il nodo. Significa che ho tolto un altro strato, sono scesa di un piano.

In genere la domanda che mi faccio più spesso è “Perché?”  E normalmente me la faccio 3 volte di seguito, così, sempre più giù: 

Perché preferisci scrivere una mail invece che telefonare? “Perché al telefono non sono efficace, non riesco a guidare la conversazione e va a finire che non riesco a dire quello che voglio”. Perchè per iscritto riesci a dire quello che vuoi? “Perché posso ragionare con calma, mettere in fila gli argomenti e scegliere in che ordine procedere senza fretta e senza confronto”. Perchè eviti il confronto? “Perché ho paura di non saper rispondere, di non essere abbastanza brava o abbastanza preparata. Ho paura di fare una brutta figura”. 

Il mio dialogo interiore è la mia arma di crescita più importante, sempre affilata e sempre pronta a mostrarmi chi sono e cosa voglio.

Di seguito alcune delle mie domande preferite. Io me le faccio costantemente, come fossi al mio primo appuntamento con me stessa. Mi servono per conoscermi e per darmi una direzione: in fondo, se non so bene cosa cerco, vuol dire che sto andando alla cieca. E io voglio vederci bene.

Cosa sai fare davvero bene? Perché sei brava a farlo? Quando tocchi il massimo? Dove puoi migliorare? Come puoi fare? Lo stai facendo? Su cosa non sei brava? Che svantaggi ti genera questa cosa? Come puoi migliorare? Di cosa avresti bisogno? Per cosa sei disposta a soffrire? Come vorresti essere tra 25 anni? E se morissi domani, cosa diresti a chi ami? E di quelle belle parole, come puoi fare tesoro già oggi?

Cosa faresti se non avessi paura di fallire? A cosa non rinunceresti mai di te? Perchè ami quell’elemento? Cosa vorresti cambiare? Quando è stata l’ultima volta che hai sentito un profondo senso di soddisfazione? 

E, strano ma vero, le risposte cambiano, i punti di vista sono sempre diversi così come lo sono i piani e i progetti che si generano da queste conversazioni silenziose.

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