La multi-prospettiva & la comunicazione

storytelling Alessandra Brusegan

Sappiamo che il modo personale con cui interpretiamo la realtà, così come il punto di vista di ognuno di noi, è diverso da quello di tutti gli altri perché è il risultato di tutto ciò che abbiamo imparato, visto e provato fino a questo momento che, per definizione, è unico e non replicabile in modo esatto. Tanto è vero che cambiando occhiali, ovvero sforzandoci di assumere un punto di vista diverso, riusciamo a comprendere e ad accettare anche i punti di vista più diversi.

Questo concetto si chiama multiprospettiva e insegna che tutti i punti di vista sono differenti, è vero, ma anche che tutti sono significativi. E non solo: tutti i punti di vista sono rilevanti e utili perché affiancandoli aiutano a formare una migliore comprensione di ciò che è la realtà. 

Immaginiamo il cubo della foto qui in alto. A seconda di dove ci troviamo abbiamo una percezione diversa della posizione del cubo, della sua angolatura: chi si trova di fronte ad uno spigolo gli associa, di sicuro, una forma più minacciosa di chi, invece, è esposto ad una faccia.

Ecco perché i punti di vista individuali devono essere costantemente scambiati e discussi, perché aiutano tutti a comprendere la realtà in modo più completo. 

E’ vero, tuttavia, che l’umanità ha diversi livelli di apertura alle prospettive altrui. Uno studio di Florian Thalhofer (qui) insegna che la stragrande maggioranza di noi ha un atteggiamento mono-prosopettico e tende a vedere-credere-difendere solo 1 prospettiva, la sua.

Davanti ad una platea di persone con una mono-prospettiva, chi ha un messaggio da far passare o qualcosa da raccontare o da offrire rischia che le sue parole siano colte solo da chi condivide la stessa prospettiva e siano, al contrario, ignorate o non comprese da chi vive in un altro punto di vista.

L’urgenza di comunicare

Da qui l’urgenza di comunicare in modo multi-prospettico, di elaborare un messaggio che sia colto dal maggior numero possibile di punti di vista. L’idea di base, infatti, è quella di sfruttare la potenza delle parole e delle storie per raccontare alle persone la parte di cubo che non vedono dalla loro personale prospettiva.

Comuni-care significa anche rendere comune, cioè rendere più familiare ad una persona ciò che non gli è per niente familiare. Si tratta di creare un ponte praticamente, che porti le persone a muoversi lungo tutte le posizioni per vedere l’immagine in modo più completo, più ricco.

Cogliere più prospettive non significa piacere a tutti i punti di vista, ma almeno creare un messaggio che, potenzialmente, possa entrare ovunque. Ed è questa la vera essenza della comunicazione secondo me: costruire una comprensione multi-prospettica della realtà che guidi l’audience ad una visione completa di ciò che si intende trasmettere.

Ma facciamo un esempio.

Immaginiamo di dover spiegare la tv in streaming a chi non l’ha mai usata. Generalmente dovremmo iniziare elencando i vantaggi tangibili di questa opzione. Tipo: 1) consente di vedere qualsiasi cosa on demand, 2) permette di fermare la riproduzione e riattivarla al bisogno, 3) non è interrotta dalla pubblicità, 4) si può rivedere quante volte si vuole.

Ecco, queste sono tutte le features che ci si aspetta siano raccontate… in realtà sono tutti elementi visti dalla prospettiva di chi vuole confrontare la tv in streaming con altre alternative. Stiamo valutiamo anche il punto di vista di chi non vede la tv? O di chi invece preferisce i dvd? O di chi investe nella tv tradizionale? Chi non guarda la tv non “vede” e non recepisce nessuno dei vantaggi che abbiamo raccontato e lo stesso vale per chi preferisce altre forme di riproduzione o per chi, invece, continua ad investire sulla tv tradizionale. Un messaggio di quel tipo – anche se ben fatto e ben trasferito – viene rimbalzato dalla mente di chi NON vive in quella prospettiva. Qualcuno dirà che non serve convincere chi non vede la tv. Ma non è vero: forse queste persone non si interesseranno mai alla tv in streaming o forse sì invece! Se si coglie il loro punto di vista si può anche riuscire a fargli cambiare idea.

Una volta che qualcuno ci apre nuove visioni e che comprendiamo/vediamo altri lati della realtà che abbiamo davanti, ecco che non ci sembrano più lontani o opposti a noi. Anzi. Piano piano li apprezziamo. Questa è la magia della comunicazione!

Ecco perchè serve un approccio multi-prospettico: è assolutamente prioritario che chi comunica faccia lo sforzo di assumere prospettive diverse per vedere la realtà dagli occhi di chi ha una prospettiva particolare.

Comunicare significa anche <far amare>

Come comunicare in modo multi-prospettico

Comunicare con questo intento richiede un atteggiamento aperto e di ricerca.

I diversi punti di vista, specialmente quelli che non ci appartengono, non arrivano così, in modo naturale. Vanno ricercati e ascoltati e per farlo occorre incarnare un approccio aperto, di dialogare in modo costruttivo con tutte le prospettive.

Questo significa che una comunicazione multi-prospettica non deve semplicemente tendere ad imporre la propria personalità ma, al contrario, deve cogliere i desideri e i progetti dell’altro e quindi, di conseguenza, costruire se stessa come obiettivo dell’altro. E questo è l’unico modo per far entrare in contatto con il maggior numero di menti. Ripetere mille volte un messaggio assumendo lo stesso identico punto di vista, è come spendere ore e ore a tentare di aprire una porta chiusa da dentro.

Per tornare all’esempio precedente, occorrerà mostrare che la tv in streaming è in grado di soddisfare anche le esigenze di quei gruppi che abbiamo citato. Come si fa? Così. Chiediamoci: come si divertono le persone che non guardano la tv? di che cosa hanno bisogno? cosa acquistano per il loro entertainment? Trovate tutte queste risposte, andiamo a vedere se la tv in streaming sa soddisfare alcuni di questi desideri e, se può farlo, puntiamo su quelli, visti proprio dalla prospettiva di chi la tv non l’ha mai guardata.

La multi-prospettiva è un dato di fatto. Ognuno vede le cose a modo suo e sono pochissimi quelli disposti a spostarsi per vedere le cose nella prospettiva che desideriamo noi. Tanto vale spostarci noi: sforziamoci di vedere le cose dal punto di vista degli altri e troviamo quei punti su cui fare leva per tirarli dalla nostra parte.

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