Cambiare immagine aziendale

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L’abbiamo detto, per farsi notare, per attirare l’attenzione su di sé e generare interesse, bisogna fare qualcosa di diverso. Si può cambiare il proprio modo di produrre o lavorare, il proprio approccio con il cliente oppure cambiare la propria immagine aziendale.

Attenzione, però, l’obiettivo non è snaturarsi o trasformarsi in altro. Il risultato deve essere un efficace re-focus: bisogna rimettere a fuoco la propria identità aziendale per riavvicinarla o mantenerla vicina ai bisogni dei clienti – in costante mutamento ed evoluzione – al contesto – sempre più agguerrito – del proprio settore e mercato.

Rimettersi a fuoco, senza snaturarsi 

L’immagine aziendale

A prescindere da ciò che vendi o offri, il modo in cui lo proponi e in cui ti proponi è molto rilevante ai fini del risultato. Fa parte del pacchetto, è  l’immagine che trasmetti del tuo business, della tua competenza e professionalità.

Sappiamo, da decenni di studi di neuro-marketing, che la chiave di ogni acquisto sta nel valore che il cliente percepisce di un bene o di un servizio, che è diverso dal suo valore reale e intrinseco.

Se il cliente ha un’alta percezione del valore di un prodotto, sarà disposto ad acquistarlo al posto di altri, con maggiore urgenza e anche ad un prezzo superiore. Se, invece, il cliente percepisce il bene al pari di altri, in quel caso, spenderà il meno possibile affidandosi ad uno qualsiasi dei fornitori.

Se il cliente non ha mai provato il tuo servizio potrà solo immaginarlo: in questo caso quindi occorre lavorare proprio sull’immagine di ciò che offri e sulla tua identità aziendale.

Per farlo, le corde da toccare sono quelle relative al core di ogni settore o servizio. Qual è la sensazione principale che ha il cliente che sceglie un prodotto del settore al quale appartieni? quali emozioni si generano dopo un acquisto indovinato? Ecco, la risposta sta proprio lì.

Che emozione genera l’acquisto del tuo prodotto/servizio?

In generale l’immagine di un prodotto è data da:

  • il suo nome
  • il suo logo
  • il package
  • le informazioni aggiuntive
  • lo slogan/motto/ups.

Cambiare nome a un prodotto

Prima alternativa: il rebranding, ovvero cambiare il nome di un prodotto. Ma come?

Cambiarlo per migliorarlo ovviamente, scegliendo qualcosa di più adatto, di più intenso. Ci vuole un nome che calzi a pennello, che sappia descrivere esattamente a cosa serve il tuo bene o che problemi risolve, che faccia immediatamente pensare alle emozioni positive che saprà generare nel cliente. E’ un lavoro complicatissimo in realtà, certosino, raffinato e pieno di rischi.

A dirla tutta io penso che esista il nome perfetto per qualsiasi cosa, basta solo cercarlo per trovarlo. Sarebbe d’accordo con me anche Michelangelo: diceva, infatti, che la sua vera abilità di artista e scultore stava solo nel togliere pietra. Perché la scultura già esisteva nella sua perfezione, andava solo riportata alla luce. “Ogni blocco di pietra ha una statua dentro di sé ed è compito dello scultore scoprirla”.

 Il nome perfetto per qualsiasi cosa esiste già, va solo scoperto

Il risultato del cambio di nome dovrebbe essere una parola – o al massimo 2 o 3 – semplice, chiara, breve, intensa, luminosa e ironica se serve, va benissimo anche inventata.

Cambiare il logo/simbolo

Ecco la seconda alternativa, che non esclude né la prima né le successive, anzi! Per cambiare la propria immagine e rinnovarla è raccomandabile agire su tutte le componenti elencate.

Dicevamo, modificare il logo: sembra un elemento scontato ma, è provato scientificamente, il logo resta impresso nella mente delle persone anche se non lo ricordano. Le immagini, in generale, hanno una strada preferenziale per entrare nei nostri circuiti cerebrali e i loghi sfruttano questa stessa capacità.

Le persone sentono cosa significa un logo e ne assorbono il significato anche se sembra non lo notino.

Per scegliere una nuova immagine, del prodotto o dell’azienda, bisogna studiare un elemento grafico che sappia trasmettere con immediatezza il messaggio principale, che faccia sentire sulla pelle del cliente il valore aziendale più importante.

Si tratta, peraltro, di una sforzo che andrebbe periodicamente ripetuto. La modernità di un simbolo non è eterna: sia perché, abituandosi a vederlo, il pubblico finisce per notarlo più, e poi perchè anche il gusto si evolve continuamente, così come il significato delle forme e dei colori.

Ecco un esempio di logo in costante variazione.

McDonald’s ha cambiato 5 volte il logo negli ultimi 25 anni

Cambiare confezione o template

Cambiare la propria immagine aziendale e cercare una confezione più adatta: dal punto di vista del colore, del package, del materiale.

E la ragione è semplice: alle nostre menti arcaiche sembra che qualsiasi cosa – se ben confezionata – sia migliore.

La medesima percezione vale per un oggetto, un bene, un immobile, ma anche per per il cibo, per un servizio e per qualcosa da prendere in prestito.

Prendiamo un preventivo: se ha una struttura organizzata, elegante e curata trasmette un messaggio diverso da un preventivo scritto su un foglio di carta di formaggio! E lo stesso vale per una mail, una presentazione o una homepage. 

La chiave è l’equilibrio perfetto di diversi elementi: la chiarezza, la semplicità, l’originalità, l’efficacia, l’estro e la forma. Sembra più difficile a dirlo che a farlo certe volte! 

Storytelling

L’ultimo elemento che dà forma alla propria immagine aziendale: le informazioni aggiuntive. Spesso sono percepite come accessorie, integrative e meno importanti del prodotto in sé. In realtà, però, hanno un peso specifico importante e fanno la differenza tra un cliente che acquista e uno che non lo fa perché sente di non avere abbastanza dettagli.

Raccontare il prodotto, infatti, è una delle attività a maggiore valore e impatto per la propria immagine. Aggiungere informazioni, dettagli, combinazioni o altri elementi serve per portare qualsiasi cliente ad immaginarsi con quel prodotto in mano o con quel servizio attivo nella sua azienda. Bisogna portarlo a sognarsi in futuro, a vedersi con un problema risolto o con un beneficio tra le mani.

Le parole sono il mezzo, in assoluto, più potente per indirizzare questo sogno e far riflettere su scenari teorici, unite alle immagini o ai video, poi, hanno la potenza di una freccia scoccata.

Se vendi un prodotto che offre protezione , per esempio, occorre creare una descrizione che faccia percepire tutte le sensazioni positive connesse con i vantaggi che offre: il riparo, la tutela e la copertura. Oppure, al contrario, spiegare come aiuta ad allontanare le sensazioni negative connesse con il rischio, il pericolo..

E lo stesso vale per qualsiasi sensazione/emozione/beneficio offra il tuo servizio: fai sentire e percepire in anteprima al cliente quei vantaggi.

Enfasi sulle sensazioni positive offerte del prodotto

Di un prodotto si può raccontare la storia, la lavorazione, i vantaggi; oppure si può portare l’attenzione sulla sua unicità o sulla sua customizzazione, sul possibile abbinamento con qualcos’altro puntando, sempre, ad enfatizzare l’emozione principale connessa con il suo utilizzo.

Unique Selling Proposition o Motto

Parlando di cambiare la propria immagine aziendale, non si può non prendere in considerazione anche il proprio motto o la propria UPS.

Qualsiasi forma si scelga per farlo – che sia in forma di slogan, di motto o di UPS più estesa – è fondamentale chiarire al mercato e ai clienti acquisiti e potenziali, qual è il tratto più importante del proprio servizio/prodotto. In sostanza:

  • di cosa si tratta esattamente
  • qual è il beneficio maggiore che offre
  • e in cosa si differenzia rispetto ad alternative simili.

Cambiare la usp esistente o riallinearla ad un contesto mutato deve essere uno dei passaggi della propria strategia di rifocalizzazione.

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